21.7.20

la scuola ai tempi del coronavirus


In questi giorni è vivo il dibattito sul rientro a scuola a settembre. Purtroppo il corona-virus non è ancora stato debellato e ciò rende particolarmente delicato il rientro in classe.
Da un lato vi sono i genitori che spingono affinché i figli ritornino a far lezione sui banchi di scuola, dall'altro vi sono i genitori preoccupati per la diffusione del contagio. Il problema di fondo comunque non cambia: le scuole italiane così come sono, da un punto di vista strutturale e distributivo senza considerare le condizioni che dipendono ovviamente da istituto a istituto, non consentono l'attuazione della didattica in condizioni così straordinarie.

E' vero che la scuola a livello architettonico, già da anni, dovrebbe essere ripensata anche perché si fonda su un modello didattico ormai inesistente ma da qui a settembre non c'è il tempo di costruire nuove strutture e quelle esistenti mal si prestano ad adattamenti. E francamente quel metro di distanza da bocca a bocca non mi convince affatto. Non mi sembra tanto maggiore rispetto a quanto siano adesso distanti i ragazzi. Tra l'altro
dall'inizio della pandemia ci è stato detto di tutto. E' vero che questo terribile virus non si conosceva però a volte basterebbe del semplice buon senso. Si diceva che le mascherine dovessero indossarle soltanto le persone infette e questo ha fatto si che il contagio dilagasse. Fatto sta che se le mascherine le avessimo indossate tutti, dall'inizio, i contagi sarebbero stati molto contenuti.

Poi ci hanno detto di mantenere la distanza sociale di un metro ma contemporaneamente ci hanno comunicato che le goccioline emesse durante uno starnuto possono arrivare, a seconda della potenza, anche a otto metri di distanza. Avevano detto che il virus colpisse gli anziani con le malattie pregresse - come se questo avesse potuto darci sollievo - e che i giovani fossero praticamente immuni. La storia, anche quella degli ultimi giorni, ci racconta invece che questo virus non guarda in faccia nessuno: dai neonati ai centenari.

In un contesto come questo, con uno stato di fatto come questo come si può pensare che a settembre si possano riaprire le scuole?
Ma chi sostiene queste teorie è mai stato in una scuola? Anche con mezza classe è praticamente impossibile svolgere didattica in sicurezza. A parte le distanze che non è poi così facile mantenere si consideri che i ragazzi, e giustamente, non sono degli automi.

Ma quella socialità che tanto viene sventolata ai quattro venti come può avvenire con queste condizioni?
E poi cosa si farà? Studenti e insegnanti terranno la mascherina per sei ore? Respireranno il proprio fiato per sei ore?
Francamente penso che sia un grande errore far tornare tutti a scuola. Ma perché non riaprire le scuole nelle regioni dove non ci sono contagi e continuare la didattica a distanza in regioni come la Lombardia dove ancora i contagi sono diffusi.

Ma perché non far lavorare da casa le persone al servizio dello Stato? Diminuendo la massa degli spostamenti si consentirebbe ai liberi professionisti, agli artigiani, ai commercianti di continuare a tenere aperte le proprie attività? Ma perché in Italia devono sempre prevalere gli interessi dei pochi a discapito della comunità?
Perché tutte le regioni devono fare le stesse cose? Se c'è ancora un elevato numero di contagi perché si deve adottare il "libera tutti". Non ci sono le condizioni. 

Buon senso. Occorre buon senso.

Il male peggiore, in questo momento storico, è la superficialità di alcune persone ma per queste il conto lo paghiamo tutti.